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BAMBINI RECLUSI - di Silvia Girotti, pubblicato su "Nuovo Progetto", mensile del SERMIG di Torino, 05.05.2010
La maternità in carcere è una maternità interrotta, così come è spezzata la vita di quei bambini che tra gli 0 e i 3 anni vivono da innocenti reclusi il carcere.
È stato doloroso dover sostenere lo sguardo di S. di 2 anni, che da un anno è detenuto… correva per il corridoio del carcere voleva giocare, si aggrappava alle sbarre e diceva “agente mi apri?”, o ascoltare F. mentre tra le lacrime parlava dei suoi figli lontani, che non sente e non vede.
Questi bambini sono veri e propri “invisibili” per la società. Molte volte i Servizi Sociali ed i Tribunali dei Minori non sanno della detenzione di un bambino che paradossalmente è l’unica persona libera in un carcere.
Svolgo da un anno volontariato presso la Casa Circondariale Dozza di Bologna ed inoltre ho avuto la possibilità di svolgere la mia tesi in psicologia in istituto, indagando quale tipo di percezione mostrassero alcune detenute madri che avevano figli al di fuori del carcere.
Le donne mostrano molta sofferenza, legata alla lontananza dai figli e all’impossibilità di svolgere il proprio ruolo di madre; idealizzano la maternità e il figlio e sembrano non riuscire a vivere gli affetti, come sottolinea una donna che dice “dentro non hai emozioni”, non riuscendo a comprendere la dolorosa separazione dal figlio, anche per la situazione di enorme sovraffollamento che spinge a pensare solo alla sopravvivenza quotidiana. La maternitàviene vista come riscatto per la vita futura da persone libere.
Nelle parole di una donna agli arresti domiciliari, si legge la sofferenza della detenzione anche solo nel ricordare: “Lì dentro ho avuto molte difficoltà, della nascita è tutto positivo, li dentro ho avuto difficoltà e molti sensi di colpa, però vorrei non parlarne perché quello è stato il periodo più brutto della mia vita”.
Oggi è ancora difficile parlare di maternità in detenzione. Le donne vengono considerate cattive madri e incapaci di portare avanti il proprio ruolo materno e così spesso cala, maggiormente sulla detenzione materna rispetto a quella paterna, una “cortina di silenzio”. I parenti e le stesse madri non dicono dove sono e alcune donne mi hanno raccontato di aver detto ai propri figli: sono “al lavoro”, “in ospedale” oppure “in un posto a scrivere”, giustificando le lettere.
Ritengo che sia importante all’interno di ogni istituto conoscere il numero delle madri (in Italia non è calcolabile il numero delle madri detenute, gli istituti non lo sanno e le donne non lo dichiarano), e creare degli spazi di incontro e riflessione sulla maternità, sostenendo le madri soprattutto se straniere, nel loro ruolo. Inoltre, nonostante il carcere non sia un ambiente adatto ai bambini, bisognerebbe sforzarsi di adeguare gli istituti alle esigenze dei minori, pensando a nuove strutture fuori dal carcere e attuare delle proposte di legge che rendano possibile una soddisfacente maternità “in carcere”. In ultimo credo sia importantissimo informare correttamente le persone che non conoscono il mondo della detenzione.
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GIA' NEI PRIMI SEI MESI DEL 2011 SCOMPARSI IN 779 - Il Resto del Carlino, La Nazione, 29.10.2011
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L'ESERCITO DEI BAMBINI ALL'INFERNO. CON AURORA PROVIAMO A SALVARLI - Resto del Carlino, 21.05.2011
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‘Aurora onlus’, associazione impegnata a prevenire e combattere la pedofilia, ha presentato
la sua mission alla presenza dello psicoanalista Luca Nicoli e della scrittrice Elisa Ferrari
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08.25.2011 - Video messaggio di Sir Francis Jacobs, Presidente di Missing Children Europe, in occasione del decimo anniversario dell'organizzazione
Clicca sul link per guardare il video:
http://www.youtube.com/watch?v=6cxjWv8oZy0
"Laura's lost" è la rappresentazione teatrale di un film basato sulla vera storia di un caso di scomparsa di minore.
continua...

European Federation for Missing and Sexually Exploited Children