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IL VOLTO DELL'ABUSO NEI CONFRONTI DEL MINORE - di Michele Frigieri e Alessia Micoli, 2010

Viviamo in una società in cui il fenomeno della pedofilia è in espansione. L’ abuso sessuale appartiene alla più vasta categoria che in letteratura è definita “abuso all’ infanzia”, dal termine inglese Child Abuse. 
Nelle denominazioni riguardanti gli abusi sessuali verso i minori sono presenti alcuni elementi comuni  (Fraser 1980 “The exploitation of child for the sexual gratification of adult”) : lo sfruttamento del bambino, l’utilizzo della coercizione, la manipolazione attraverso la delicatezza, alcuni stati di gratificazione guadagnati dall’adulto.
Con il termine abuso sessuale si intendono tutte le pratiche sessuali manifeste che presuppongono la violenza, a cui vengono sottoposti i minori: abuso sessuale intrafamiliare, abuso extrafamiliare, abuso istituzionale, abuso di strada, sfruttamento sessuale ai fini di lucro, violenza da parte di gruppi organizzati, abusi sessuali manifesti, abusi sessuali mascherati, pseudo- abusi.   Nel 2003 il C. Bureu of U. S. Dep. Of Health and Human Service definisce abuso “ the involvement of the child in sexual activity to provide sexual gratification or financial benefit to the perpetrator including contacts for sexual purpose, molestation, statutory rape, prostitution, pornography, exposure, incest or other sexually explorative activities”. Gli atteggiamenti abusanti includono comportamenti  che implicano il contatto fisico , ma anche comportamenti che non  lo implicano, come l’esibizionismo, la comunicazione tesa alle aspettative sessuali dell’adulto. J. Conte (1986)  include , l’esibizionismo, il voyeurismo, il baciarsi, le affettuosità eccessive, rapporti vaginali od anali e la pornografia infantile. Susanne Sgrai  include la nudità, lo spogliarsi di fronte ai bimbi degli adulti ed esporre a loro i propri genitali in un modo intimo, il carezzarli in modo inappropriato, la masturbazione.  
Il Child Abuse Prevention and Treatment Act del 25 Giugno del 2003, sintetizza così tali comportamenti: “The employment, use, persuasion, inducement, enticement, or coercion of a child to engage in any sexually explicit conduct or the rape, molestation, prostitution, or other form of sexual exploitation of children, or incest with a child”. La manifestazione dell’ abuso sessuale può essere suddivisa in: i comportamenti pedofili organizzati, la produzione pedopornografica e quel che concerne il turismo sessuale. Inoltre, sono molti i bambini che scompaiono,   Le principali tipologie di scomparsa, classificate secondo il gruppo di ricerca della European Federation for Missing and Sexually Exploited Children, comprendono:



  • Fuga o Scomparsa Volontaria – Sono minori che spontaneamente decidono di allontanarsi dal proprio nucleo familiare o dal luogo che dovrebbe provvedere alla loro tutela e integrità psicofisica. I principali motivi sono riconducibili a situazioni in cui è presente un medio – alto grado di violenza intrafamiliare o di utilizzo di sostanze stupefacenti. Per quel che riguarda gli istituti, o case famiglia, si tratta spesso di litigi avuti con gli operatori o di ragazzi di origine nomade che fuggono per tornare al proprio contesto familiare. La capacità di poter mettere in atto la fuga riconduce inevitabilmente ad individui che per la maggior parte ha oltre i 10 anni.
  • Rapimento da parte dei genitori – Il minore può essere adottato come strumento per ottenere privilegi economici a seguito dell’interruzione di un rapporto coniugale o per ferire emotivamente la controparte che viene vissuta come la causa delle proprie sofferenze individuali. In entrambi i casi non vi è attenzione ai reali bisogni del bimbo, quanto piuttosto un atteggiamento autoreferenziale strategico o infantile di rivendicazione, da parte di uno dei genitori. Sono inoltre frequenti i casi in cui il problema è centrato sulla differenza etnica, soprattutto se la madre proviene dall’Europa dell’Est, o il padre da paesi di origine maghrebina o a cultura islamica. In quest’ultimo caso il problema può essere legato a profonde differenze religiose e legate all’aspetto educativo e di libertà sociale del soggetto. La notevole differenza fra questa tipizzazione e le altre risiede nel fatto che il piccolo né esprime la propria volontà, né può attribuire quanto subisce ad esterni o a situazioni contingenti. Il genitore, in quanto oggetto d’amore, genera in tali situazioni una conflittualità psichica che rischia di causare danni di grande portata allo sviluppo del bambino che è costretto a scegliere fra l’odio e l’amore. Un meccanismo difensivo proprio di queste situazioni è il “rivolgimento contro il Sé” in cui il soggetto che prova rabbia, ma non sa come esprimerla nei confronti del suo oggetto originario, può arrivare a picchiare, colpire, ferire se stesso. In questo processo il minore si identifica con l’oggetto dell’impulso per difendersi, è come se dicesse: “Io sono lui, e questo è il modo in cui lo picchierò!”.
 
  • Rapimento a scopo criminale – Lo sfruttamento del minore si presenta con modalità disuguali e con un’infinità di possibilità di realizzazione, ma le maggiormente presenti sul nostro territorio riguardano la produzione di materiale pedopornografico e l’abuso sessuale. Non sono da tralasciare, tuttavia, i casi inerenti lo spaccio di sostanze stupefacenti, lo sfruttamento del lavoro e il traffico di organi – soprattutto quest’ultimo sottovalutato in Italia sebbene via siano ampie documentazioni a tal proposito. Recenti indagini e ricerche sulla pedofilia vedono sempre più italiani coinvolti nella produzione e commercio di snuff movies e di materiale fotografico e video a carattere sadico.
 
  • Minori emigranti senza accompagnamento – Sono soggetti che non hanno ancora raggiunto la maggiore età e per differenti motivi, solitamente di natura economica o di tentato ricongiungimento con qualche familiare espatriato, tentano di emigrare clandestinamente. Spesso questi ragazzi non hanno documenti e negano discussioni inerenti la propria identità, a volte inventata e con difficile possibilità di verifica. Questi soggetti, quando vengono mandati in istituto in attesa di ottenere informazioni su essi, sono parte di coloro che poi fuggono volontariamente e si recano dai conoscenti di cui non hanno fatto menzione. L’inevitabile percorso è quello della clandestinità e della microcriminalità.
 


Un altro gruppo rilevato è quello definito Smarriti, Feriti o diversamente scomparsi e raggruppa tutti quei casi che difficilmente possono essere inseriti nelle quattro tipologie principali o che riguardano minori semplicemente senza alcun punto di riferimento. Questo gruppo non è mai stato molto utilizzato, sia perché l’analisi giuridica della maggior parte degli Stati Membri non riconosce questa categoria, sia perché i casi sono numericamente molto esigui.
La realtà inquietante della scomparsa minorile è la sua origine in termini quantitativi, l’invisibilità di cui questi individui rappresenta la drammaticità del problema, sconosciuto anche ad esperti di criminologia. Il problema sommerso resta tale fino a che non si volge lo sguardo incredulo ai numeri.  
La tabella sotto riportata non raccoglie tutti i minori scomparsi, ma solo quelli per cui è stata presentata denuncia alla Polizia di Stato. Sono inoltre esclusi dai dati coloro che ad Aprile 2009 sono stati denunciati ma poi ritrovati. Il dato inerente la fascia d’età 15-17 è inferiore rispetto all’effettiva denuncia di scomparsa in quanto coloro che nel frattempo hanno raggiunto la maggiore età sono esclusi.  



  ETA’ 2006 2007 2008 2009 (fino all’ 8 Aprile)
             
  0-10 30 36 64 21
MINORI 11-14 17 21 63 30
ITALIANI 15-17 27 43 140 96
  TOT. 74 100 267 147
             
  0-10 68 52 109 28
MINORI 11-14 73 94 181 75
STRANIERI 15-17 138 225 696 245
  TOT. 279 371 986 348
             
  0-10 98 88 173 49
TOTALE 11-14 90 115 244 105
MINORI 15-17 165 268 836 341
  TOT. 353 471 1.253 495


  • Aumento costante del numero delle denunce ogni anno, sia nei minori italiani che stranieri e per ogni fascia di età. Unica eccezione nel passaggio fra 2006 e 2007 per la fascia 0-10 dei bambini stranieri;
  • Forte discrepanza fra i minori italiani e stranieri (rapporto medio di 1>3);
  • Aumento generale del 300% fra il 2007 e il 2008 con una previsione di ulteriore incremento nel 2009.
  Un’altra analisi del fenomeno mostra come le differenze culturali regionali, gli insediamenti etnici e i flussi migratori, insieme a fattori contingenti come la vicinanza a certi Paesi possano influire notevolmente nei dati. La presenza nei grandi centri di comunità Rom, quindi  dell’accattonaggio minorile, partecipa a rendere alcuni dati fuorvianti considerando la poca disponibilità di questi a rivelare la propria identità e le continue fughe dagli istituti di accoglienza.

Emilia-Romagna 2006 2007 2008 2009 (fino all’8 Aprile)
         
MINORI ITALIANI 11 8 12 9
MINORI STRANIERI 8 9 15 16
         
TOT. 19 17 27 25
 
Lombardia 2006 2007 2008 2009 (fino all’8 Aprile)
         
MINORI ITALIANI 6 13 35 25
MINORI STRANIERI 39 55 131 63
         
TOT. 45 68 166 88
 
Lazio 2006 2007 2008 2009 (fino all’8 Aprile)
         
MINORI ITALIANI 9 7 19 15
MINORI STRANIERI 128 96 100 55
         
TOT. 137 103 119 70
 
Friuli Venezia Giulia 2006 2007 2008 2009 (fino all’8 Aprile)
         
MINORI ITALIANI 2 - 6 4
MINORI STRANIERI 10 30 97 24
         
TOT. 12 30 103 28
 
Sicilia 2006 2007 2008 2009 (fino all’8 Aprile)
         
MINORI ITALIANI 9 13 45 19
MINORI STRANIERI 8 12 256 12
         
TOT. 17 25 301 31


  •   Se la media esprime una maggioranza di scomparsi fra gli stranieri, questo è particolarmente evidente nelle regioni che raccolgono le città densità di popolazione più alta, come Milano e Roma;
  •   In alcuni territori di confine è presente un alto numero di scomparse dovute alla vicinanza con Paesi a relativo sviluppo economico o da cui provengono comunità Rom, come nel caso del Friuli (e del Veneto per immediata vicinanza); ←       Sebbene il 2008 sia in linea con le teorie esplicative generali, un caso anomalo è quello inerente la Sicilia in cui le denunce di italiani scomparsi superano quelle degli stranieri nonostante il problema dei clandestini. Questa condizione è sicuramente dovuta alla forte presenza di matrimoni misti e conseguenti rapimenti da parte del genitore maghrebino.    


Il minore si affida completamente all’ adulto e lo gratifica con il suo abbandono, con la sua sottomissione fiduciosa. L’ adulto recupera un contatto tenero che temeva di aver perduto e ne ricava una gratificazione fisica e psicologica. Relativamente a questi elementi Roland Summit ha identificato  una “sexual abuse accomodation syndrome” i cui elementi sintomatologi possono così riassumersi:

  1. La segretezza;
  2. L’incapacità a difendersi;
  3. Il sentirsi intrappolato e “preso dentro”;
  4. Viversi non fiducioso della possibilità di svelare l’abuso;
  5. Il ritrattare l’evento.
Conte nel 1986 ha svolto una ricerca su un campione di carcerati da cui ha estrapolato sei caratteristiche cliniche a suo avviso presenti in maniera significativa: Vissuti di rifiuto, Aspettative sessuali, Il ruolo invasivo di fantasie sessuali, Capacità sociali, Distorsioni cognitive, Problemi di relazione con altri adulti.

Il danno è maggiore quanto più il maltrattamento resta un fenomeno nascosto e non viene riconosciuto, il maltrattamento è ripetuto nel tempo, la risposta alla vittima nel suo contesto familiare e sociale ritarda, il vissuto traumatico resta non espresso e non elaborato, e viene mantenuta la dipendenza fisica.

Le varie diagnosi correlate all’ abuso sono: disturbo post traumatico da stress (PTSD), reazione acuta da stress (ASD), disturbi dissociativi (DD), depressione dell’ umore, ansia, abuso di sostanze, alterazioni del comportamento alimentare, disturbo di personalità Borderline, con scarsa autostima, sentimenti di autoaccusa, sintomi di depressione, mancanza di fiducia nelle relazioni interpersonali, comportamento autodistruttivo, scarso controllo dell’ impulso, comportamento suicida, abuso di sostanze e problemi sessuali. Si può assistere all’ insorgere di un disturbo dell’ adattamento, con sviluppo di sintomi emotivi o comportamenti clinicamente significativi in risposta ad un evento stressante, ovvero un notevole disagio una compromissione del funzionamento sociale/ scolastico/ lavorativo, umore depresso ed ansia. Può insorgere amnesia dissociativa, con incapacita’ di ricordare importanti informazioni personali, di natura traumatica o stressante, una menomazione reversibile della memoria, in cui i ricordi difficilmente vengono recuperati a livello verbale.

Il termine pedofilia (dal greco pais che significa fanciullo, e philìa amore) potrebbe significare predisposizione naturale dell''''adulto verso il fanciullo o intendersi come forma educativa o pedagogica. L’interesse sessuale verso individui con sviluppo fisico sotto gli 11 anni viene denominato pedoebefilia. Glasser ha introdotto il concetto di “complesso nucleare”: il pedofilo ha il convincimento che la persona oggetto dei suoi desideri emozionali (la madre) minacci di possedere la propria identità. Reagisce, di conseguenza, con ritiro dall’ oggetto con totale isolamento emotivo e riduzione dell’ autostima. Altra conseguenza è l’ aggressività a scopo auto- conservativo con distruzione dell’ oggetto stesso.

Ogni qual volta che determinati soggetti si sono resi protagonisti di reati efferati giudicati come folli dalla “coscienza collettiva morale” e scandalizzano i mass media perché, disturbati nella personalità  e nel carattere, vengono giudicati sani di mente ai fini dell’imputabilità.

Lanning K. aveva invece individuato 4 grandi tipologie di autore pedofilio:



  • Il represso, bassa autostima con ricerca del minore per ridotte capacità relazionali paritarie, ha rapporti con minori in sostituzione dei soggetti adulti, che per lui sono inavvicinabili. In questo genere di soggetti, gli episodi di pedofilia sono da associarsi a qualche evento traumatico della propria vita;
  • L’ indifferente morale, essendo un soggetto privo di coscienza che spesso si muove di impulso, non percepisce come grave l''''abuso e tende a molestare sia i propri figli che altre vittime. È impulsivo, aggressivo, privo di coscienza;
  • L ’indifferente sessuale abusa sessualmente di un bimbo perché si annoia e l''''esperienza gli sembra nuova, eccitante, diversa. E'''' un individuo disposto a provare tutto. Eccitato dalle nuove conoscenze ed eccessive;
  • L’inadeguato è un individuo socialmente emarginato che spesso continua a vivere con i genitori o con un parente più anziano. Pur non essendo naturalmente attratto dai bambini, anzi la curiosità relativa al sesso lo spinge verso gli adulti, sono queste le vittime scelte in sostituzione dei coetanei nei confronti dei quali si sente insicuro. Ricerca il bambino perché meno impegnativo rispetto all’adulto


 

Le caratteristiche psicodiagnostiche del pedofilo sono: disturbo narcisistico di personalità, in cui vi è un quadro pervasivo di grandiosità, la necessità di ammirazione, il senso grandioso di importanza, è un soggetto che ha fantasie di illimitati successi, potere, fascino, bellezza e amore ideale, crede di essere “speciale ed unico”, richiede eccessiva ammirazione, e disturbo antisociale di personalità, in cui vi è l’ incapacità di conformarsi alle norme sociali per ciò che concerne il comportamento legale, come indicato dal ripetersi di condotte suscettibili di arresto, vi sono caratteristiche di disonestà, impulsività o incapacità di pianificare, irritabilità e aggressività[1].

I dati statistici mostrano che circa la metà dei pedofili tende a ricommettere la medesima tipologia di reato a seguito della scarcerazione. A seguito di una ricerca approfondita  sulle definizioni utilizzate dagli anni ’80 ad oggi per la classificazione delle tipologie di personalità degli abusanti, si è pervenuti all’elaborazione di una metodologia trattamentale che considera come centrali l’aspetto relazionale del reato (soggetto > oggetto) e il contatto con i propri vissuti emotivi e tendenze psicopatologiche predominanti (disturbo narcisistico e antisociale). La Facoltà di Medicina dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha promosso un progetto di ricerca in collaborazione con la Casa Circondariale di Modena in cui un gruppo campione di 8 soggetti pedofili partecipano a una sperimentazione trattamentale volta alla gestione del rischio di recidiva. Un gruppo di controllo di aggressori sessuali, non orientati verso una vittima minorenne, contribuirà a far emergere analogie e differenze fra la spinta motivazionale e la scelta dell’oggetto. La prevenzione della recidiva passa attraverso una fase trattamentale gruppale in cui il soggetto autore non è unico oggetto d’attenzione del terapeuta (richiesta narcisistica), ma parte di un gruppo di pari. Mediante l’utilizzo di tecniche psicoanalitiche applicate al gruppo, e con l’ausilio di materiale audiovisivo e testuale, si favoriscono i meccanismi di proiezione e identificazione dell’autore con personaggi e/o eventi presentati. La condivisione di questi processi, da un lato, contribuisce a creare un senso di appartenenza e condivisione, dall’altro, permette un contatto col proprio Sé e le proprie cariche pulsionali. L’obiettivo è quello di giungere ad una fase di coscienza ed elaborazione espressiva e verbale del proprio vissuto emotivo per confrontarsi col gruppo, specchio del singolo. La condizione gruppale può offrire una possibilità sulla riduzione della propria componente narcisistica, così come la condivisione sociale del proprio vissuto può ridurre l’aspetto antisociale. Studi condotti negli Stati Uniti e in Australia[2] hanno già dimostrato la validità di tali tecniche, sinora mai utilizzate in contesti nazionali.

 

Dr. Michele Frigieri - Dr.ssa Alessia Micoli



BIBLIOGRAFIA
 
  • Craissati J. “gli autori di abusi sessuali sui bambini” Centro Scientifico Editore, Torino, 2002.         
  • Fornari U. “Trattato di Psichiatria forense”, Utet, Torino, 2008.
  • DSM IV TR,Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, American Psychiatric Association, Ed. it. Masson, Milano 2001.
  • Howitt D. “Pedofilia e reati sessuali contro i bambini”, Centro Scientifico Editore, Torino, 2000.


[1]  Awad G. , Saunders E., Levene J. “A clinical study of male adolescent sex offenders”, in  “International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology”; Craissati J. “Gli autori di abusi sessuali sui bambini”, Centro Scientifico Editore, Torino, 2002; Fergusson D. M., Mullen P. E. “Abusi sessuali su minori”, Centro Scientifico Editore, Torino, 2004.
[2]  Colwell J.K., Boer D.P., "The treatmnent of pedophiles: clinical experience and the implication of recent research", in "International Journal of offender Therapy and comparative criminology”, Oct. 2000, vol. 44 pp. 593-605.





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