Daphne & Stop

PROGETTO DAPHNE & STOP
  • Daphne & Stop partono nel 2001 a seguito di una decisione del Consiglio dei Ministri di Giustizia e degli Interni dell’Unione Europea. Si tratta di uno studio cooperativo tra le organizzazioni che si occupano di bambini scomparsi e sessualmente abusati e le istituzioni legali. La Commissione Europea ha scelto come topics dello studio:
  • la diffusione del fenomeno dei minori scomparsi e sessualmente abusati negli Stati Membri dell’UE;
  • l’esistenza, il ruolo e la struttura delle organizzazioni che operano nel settore;
  • i problemi legali nati dal coinvolgimento e la cooperazione delle suddette organizzazioni con le istituzioni legali competenti.
  • · La “Federazione Europea per i Minori Scomparsi e Sessualmente Abusati, presieduta da Daniel Cardon – Child Focus, e creata su iniziativa di Serena Frascaroli – Centro Aurora, in collaborazione con l’Istituto per la Ricerca Internazionale sulla Politica Criminale dell’Università di Ghent ha avviato lo studio sopra descritto con un finanziamento della Commissione Europea.
  • Gli incontri diretti con i differenti rappresentanti degli Stati Membri sono stati tre: a Febbraio 2003 a Bruxelles, a Giugno 2003 a Copenhagen e a Ottobre 2003 a Lisbona. La conclusione dell’elaborazione dei dati è avvenuta a Febbraio 2004.
  • le defizioni di minori scomparsi sono più vaghe rispetto a quelle di abuso sessuale;
  • sia per la disponibilità dei dati, che per l’anno di riferimento e l’unità di conteggio si può concludere che in entrambi i campi di scomparsa e abuso sessuale, nessun Stato Membro ha potuto procedere ad una raccolta dati organizzata in maniera coerente ed esaustiva;
  • quadro molto caotico inerente la violenza sessuale, è impossibile fare affidamento sui dati riportati per un calcolo d’incidenza del fenomeno nella realtà sociale – non esiste uniformità quindi è impossibile fornire la portata reale del problema;
  • il quadro non è molto differente per quanto concerne prostituzione minorile e pornografia minorile, per quest’ultima è inoltre da sottolineare che nella maggior parte degli Stati Membri non è ancora stata differenziata la pornografia minorile da quella specifica su Internet;
  • a proposito del turismo sessuale si nota una forte consapevolezza della sua forte presenza, ma meno della metà degli Stati Membri hanno statistiche in merito;
  • situazione similare a quella appena descritta riguarda il traffico di minori a scopo di abuso sessuale;
  • in merito al problema dei minori scomparsi la situazione è ancor più drammatica, la maggior parte degli Stati Membri non riesce neppure a determinare il numero di questi – il numero oscuro inoltre incide pesantemente su una situazione già drammatica;
  • Dopo una fase iniziale di studio, durata tutto il 2002, nel corso dell’anno 2003 i rappresentanti delle diverse ONG europee designate come capofila, hanno partecipato ad una fase di analisi che ha visto come momenti cardine:
  • l’identificazione in territorio nazionale delle principali organizzazioni operanti nel settore;
  • il contatto e l’elaborazione di una scheda dettagliata inerente la struttura e l’operato delle diverse organizzazioni (format della scheda deciso in collaborazione con tutti i responsabili europei);
  • ricerca bibliografica, telematica, interviste e successiva elaborazione di un testo descrivente l’approccio nazionale dal punto di vista legale e politico alla tematica affrontata;
  • l’elaborazione concordata con differenti accademici europei di una metodologia per una checklist inerente la situazione nazionale dal punto di vista socio-psico-antropologico e la relativa stesura del testo;
  • un conclusivo studio comparativo di tutti i dati emersi, sia inerenti l’ambito struttural-politico-legale, sia accademico e di ricerca.
  • Topic fondamentali oggetto dello studio:
  • una panoramica inerente la problematica di minori scomparsi e sessualmente abusati all’interno del territorio italiano;
  • un elenco delle principali ONG che operano in tale settore indicando, secondo un format metodologico comune, le principali attività da queste svolte;
  • una presentazione delle definizioni delle differenti tipologie di abuso minorile e di scomparsa di minori, attraverso una metodologia comparativa che rintracci le principali analogie e differenze tra le molteplici realtà europee;
  • la presentazione dello standard metodologico utilizzato dai diversi esperti accademici nazionali per fornire i dati utili per lo studio comparativo trattatto nel punto antecedente.
  • La panoramica inerente il territorio italiano ci dice come la situazione nazionale venga reputata sostanzialmente insoddisfacente sia dagli appartenenti alle ONG, sia dagli esperti legali che riconoscono dei difetti di procedura all’interno del sistema giuridico italiano, quali ad esempio la mancata comunicazione tra i differenti settori operanti. Sia per quanto concerne i minori scomparsi che inerentemente all’abuso di minori, l’unico organo istituzionale referente che abbia e segue procedure standard uniformate a livello nazionale è il Tribunale dei Minori. La cooperazione con le organizzazioni non è sempre esistente, e anche quando esiste si riconosce il problema della scarsa competenza degli operatori del settore. Le procedure operative cooperazioniste sono sempre decise dal Tribunale, sia per quanto concerne forze di polizia o similari, sia per eventuali valutazioni di esperti sul caso. La politica criminologica italiana segue attualmente il modello positivista, quindi incentrato sulla prevenzione e sul trattamento, questo nonostante il Codice Penale, non ancora riformato, risenta pesantemente della Scuola Classica, quindi di idee proprie del tardo Settecento. L’incongruenza giuridica nasce dunque da un Codice che tratta ancora l’uomo come soggetto indeterminato in contrasto con una politica che prevede la determinatezza dell’uomo e riconosce una forte valenza del contesto culturale all’interno del quale questo è cresciuto e quindi condizionato.
  • Lo studio comparativo rintraccia dati interessanti quali:
  • mancata unanimità nella definizione di età del consenso (13 Spagna, 14 Italia, 15 Francia, 16 Inghilterra, 17 Irlanda);
  • differenti definizioni di violenza sessuale, includendo il semplice rapporto con un minore, l’utilizzo di coercizione, l’utilizzo di denaro, l’abuso di fiducia;
  • buon grado di accordo nella definizione di prostituzione minorile e pornografia minorile, turismo sessuale, traffico di minori a scopo di abuso sessuale;
  • la categoria di minori scomparsi “smarriti, feriti e diversamente scomparsi” è presente solo in cinque Stati Membri;
In un’Europa che mira ad essere riconosciuta come unitaria, si può constatare, quindi affermare, una carenza nella comunicazione e nel riconoscimento delle peculiarità. Dal punto di vista antropologico il dato che risalta maggiormente, oltre ad una proliferazione del fenomeno studiato, è la totale mancanza di omogeneità definitoria. Come è pensabile ragionare sulle cause di un fenomeno così esteso e presente se non si trova uno standard che funga da codice comunicativo comune? Nel corso degli incontri di studio comparativo con gli altri ricercatori diveniva inevitabile discutere sul significato attribuito ai termini “diritto”, “minore”, “violenza” e quindi sulle differenti tipologie di abuso e scomparsa. Il retaggio culturale,sociale e giuridico proprio di ogni Stato Membro fortemente influenzava i dibattiti. Primaria necessità è dunque il ragionare su quanto un format comune, e quale questo debba essere quindi secondo quali canoni debba essere creato, sia indispensabile per un’analisi del fenomeno.
Dr. Michele Frigieri
Antropologo - Criminologo



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